Intervista a:

Azzurra Miotto
ed Enrico Berto

INFO VIDEO

Nella splendida cornice della Val Colvera il video del singolo Gli Occhi Tuoi, tratto dall’album Io e Azzurra.
Un video girato tra le vie dei borghi assieme agli artisti di strada del Festival Brocante che vivacizzano le scene.

Regia: Pasqualino Suppa
Fotografia: Paolo Dalmazi
Edit: Denis Zen

Gli Occhi Tuoi
Scritto e Prodotto da Enrico Berto
Interpretato da Azzurra Miotto

Musicisti:

Batteria – Romeo Cimarosti
Percussioni – Luca Grizzo, Roberto Vignandel
Basso – Enrico Berto
Chitarra – Enrico Berto
Flauti – Massimo De Mattia
Voce – Azzurra Miotto

io e Azzurra ringraziano tutti i partecipanti alle riprese di quasto video, i musicisti: Alessia Marcucci, Gregorio Busatto;
gli artisti del circo: Ania Buraczynska, Emanuele Annoni, Llorens Valls, Mauro Cosenza, Andrea Speranza, Giorgio Bertolotti, Lucas Elias.

Io e Azzurra

Il 17 aprile scorso, in piena pandemia, ci ha sorpreso e distolto dai soliti cupi pensieri una novità, l’anteprima del video Gli Occhi Tuoi di Io e Azzurra girato tra Poffabro e Frisanco in compagnia di artisti musicisti e circensi del Festival Brocante. Noi siamo orgogliosi non solo di riproporvi il video di Azzurra Miotto ed Enrico Berto ma anche in esclusiva l’intervista che i due artisti ci hanno concesso via chat di Facebook.

Intervista

– Perché avete scelto di vivere qui?

Enrico: Tanti anni fa cercavo un posto in cui poter far musica tranquillo, mi sono imbattuto nel Lunghet, gran colpo fortunato!
Azzurra: Per amore! Ho messo piede nel Lunghet la prima volta durante Brocante 2011 ed è stato un colpo di fulmine!

– Da che esperienze e luoghi venite?

A: Sono nata e cresciuta in un piccolo paese in provincia di TV. Per studio e lavoro ho poi vissuto a Pordenone dove per alcuni anni ho insegnato canto e suonato con diversi musicisti.
E: Vengo da Aviano, sono stato un po’ in giro per il mondo alla ricerca della mia strada. A Gorizia per l’università, a Los Angeles, Londra e Berlino per studi e carriera musicale.

– In che modo il luogo vi ispira?
A+E: Il bosco, i monti, gli animali e la natura in genere ci danno una pace e una chiarezza di pensiero che poche altre cose sono in grado di darci. È difficile da spiegare ma quando i pensieri si ingarbugliano, una passeggiata nel bosco o anche solo il suono del ruscello sono un toccasana!

– Come è nata l’idea del video “gli occhi tuoi”?

A+E: Siamo profondamente innamorati di Brocante, della magnifica idea d’arte e condivisione che Roberto Magro ha saputo costruire in questa cornice mozzafiato. Volevamo fosse parte della storia d’amore della nostra canzone. Infondo è un po’ la nostra storia d’amore e in essa la Valcolvera e Brocante hanno giocato un ruolo importante.

– Cosa apprezzate di più in valle e che cosa magari vi manca?

A+E: La dimensione ristretta della comunità fa sì che le persone si conoscano e interagiscano con una naturalezza difficile da ritrovare in luoghi più grandi. Cosa manca? Niente, a dire il vero, … magari un po’ di nostalgia per La Luna sul Raut dove Giorgio e Roberto erano allegri testimoni dei nostri primi appuntamenti.

– Esiste una “comunità artistica” della Val Colvera?

A+E: Certo!!! Nutrita, talentuosa, caciarona ma riservata! In tipico stile della valle!

– Come vi integrate con il resto degli abitanti?

A+E: Amiamo starcene un po’ per conto nostro. Entrambi abbiamo una vita piena di persone ed impegni fuori dalla valle. Tornare a casa e potersi concentrare solo sulla nostra intimità è ciò che ci fa star meglio, per cui non partecipiamo moltissimo alla vita comunitaria. Certo, quando ci riusciamo ne gioiamo! Adoriamo entrambi andare a bere un bicchiere e far quattro chiacchiere.

– Come state vivendo la quarantena in valle?

A+E: Un lusso del quale siamo molto grati. Essere confinati in uno spazio così vasto e nel quale le restrizioni vengono vissute con responsabilità ma al contempo con umanità, ha reso le cose più semplici.

– Avete risentito delle gravi ripercussioni del Lockdown sui lavoratori dello spettacolo e dell’arte?
E: Certo ma in maniera parziale. Ho perso alcune prenotazioni: gruppi che dall’estero dovevano venire a Marzo hanno cancellato. Lavori che avevo in piedi e prevedevano incontri di persona sono saltati. Fortunatamente una grossa fetta del mio lavoro si svolge a distanza e quella continua ad esserci.

– Come vedete “superabile” questo periodo?
A+E: Pian pianino! Questa situazione sta avendo un grande impatto su molti livelli delle nostre vite. Ci piace pensare che stia portando anche un grande insegnamento: c’è bisogno di una decrescita e di una maggior consapevolezza in tutti noi. I ritmi ai quali viviamo non sono sostenibili per il pianeta ne tantomeno per noi. La lentezza che ci è stata imposta in questi mesi è forse un’opportunità per rivalutare le nostre priorità. Nel rispetto dell’ambiente, degli altri e di noi stessi.

– Cos’è che resterà a livello creativo e artistico di questa esperienza così inedita e straniante?
A+E: Abbiamo tutti provato emozioni forti e diversissime tra loro e ci siamo sentiti bisognosi di conforto. Mai come in questo momento abbiamo sviluppato capacità e desiderio di ascolto, di condivisione, di partecipazione. Secondo noi la musica e la creatività in genere possono essere la risposta a tutto questo.

– Cos’è “nuovo” oggi nel mondo musicale?
A+E: Senza entrare in dettagli stilistici la cosa che salta più all’occhio è che la qualità più importante per tutti in questo momento è l’onestà. A funzionare sono gli artisti che vogliono e riescono ad essere se stessi senza compromessi, senza seguire le mode o gli schemi degli stili musicali. Il risultato è che c’è un sacco di musica incredibile da scoprire!

– Vi ringraziamo molto per la vostra disponibilità e ci auguriamo di poter al più presto incontrarvi in situazione di normalità, impegnati nella realizzazione dei vostri progetti.

Azzurra Miotto

Azzurra Miotto

Lavora presso Wrap a Hug - Italia

Enrico Berto

Enrico Berto

Producer/Recording Artist presso Mushroom Recording Studio

IL RIFUGIO DELLA MUSICA - Racconto di Giuseppe Ragogna pubblicato sul settimanale il Friuli

Enrico Berto musicista, produttore e tecnico del suono. Ha scelto di vivere nel cuore della Val Colvera con la famiglia

C’è una casetta bianca incastonata tra le montagne della Val Colvera, sotto la protezione del Raut innevato. Spunta a fatica tra i boschi. È un rifugio dove si fa buona musica. Enrico Berto, avianese di nascita ma giramondo per professione, ha allestito proprio lì, in mezzo alla natura, il suo Mushroom Studio, dove dall’ideazione e dalla scrittura, attraverso vari procedimenti, arriva al mixaggio e all’incisione.
“Ho sempre cercato un’oasi di serenità – racconta – lontano dal trambusto. È un modo di vivere in armonia con l’ambiente. Quando ho scoperto questo luogo è stato amore a prima vista. Qui si crea, si produce, si innova, si sperimenta”. Mentre lavora, si concede qualche piccola distrazione nell’osservare dalla finestra la tana di una famigliola di ghiri: “Adesso sono in letargo, ma mi mettono allegria. Ho rispetto – aggiunge con un sorriso – in fin dei conti sono arrivati prima loro. Posso far di tutto. Quando perdo la concentrazione, mi concedo una camminata per ritrovare il bandolo della matassa e tiro fuori qualche buona ispirazione”. Ha scalato un bel po’ di volte il Raut, di giorno e di notte: “Da lassù la luna è meravigliosa”. Si vede proprio che la Val Colvera, in comune di Frisanco, è una calamita d’ingegno.

A due passi dalla località Lunghet, regno incontrastato di Enrico, c’è Poffabro, che è tra i borghi più belli d’Italia, ritrovo di artisti, creativi, nomadi digitali e smart workers. “Ho scoperto questo posto – racconta – poco più di una decina di anni fa. Il bassista dei ‘Tre allegri ragazzi morti’, un gruppo con cui collaboro, aveva le chiavi della casa, utilizzata per feste e musica. Mi ha fatto conoscere il proprietario, un militare della Base americana di Aviano. Quando ha lasciato l’Italia, abbiamo trovato un accordo. Pian piano ho allestito lo studio musicale con una postazione dotata di tutti i comfort e la strumentazione adeguata a ogni tipo di proposta. Accanto c’è il nido d’amore, dove vivo con mia moglie Azzurra e i due figlioletti”.
Enrico è l’emblema del creativo ‘glocal’. Ha la testa nel mondo, dove tiene i contatti professionali, e i piedi ben saldi nell’edificio in mezzo al bosco: “Qui ci sono le mie radici, questo luogo è proprio casa”. Una scatoletta di plastica appesa a un muro, con dentro i congegni elettronici, garantisce la connessione internet su scala globale: “All’inizio, la mia era un’esperienza estrema. Giravo disperato in cerca di un po’ di copertura per i collegamenti. Oggi pago l’abbonamento a Eolo e ho tutto. Con i clienti ci diamo appuntamento a distanza trovando un compromesso sul fuso orario. Alcuni rapporti restano in carne e ossa, ma i voli low-cost risolvono ogni problema. In Val Colvera mi posso permettere questo studio, a Londra sarebbe stato un salasso economico”.
Enrico ha voluto fortissimamente che la musica entrasse nella sua vita. Da ragazzino ogni spazio era buono per suonare la chitarra: dagli scantinati ai garage, da solo o come mercenario per altre band giovanili. Ha centrato in pieno la sua passione, che da divertimento si è trasformata in professione. All’inizio si è adattato a una vita un po’ da bohémien: “Ho lavorato nei bar dei teatri e pulivo i bagni”. Quando suonava si accontentava di qualche birretta. Poi sono arrivati i primi guadagni, che ha investito negli strumenti del mestiere. Lancia una frecciatina: “Il lavoro creativo è purtroppo riconosciuto al ribasso, soprattutto in Italia. Bisogna pa-ga-re! All’estero ti danno anche l’anticipo”.
Il capolavoro di mediazione l’ha però fatto con i genitori, preoccupati che il figlio non tenesse i piedi saldi a terra: “Enrico devi studiare qualcosa che ti serva per vivere”, lo sollecitavano con pazienza. Dopo il liceo scientifico, li ha accontentati proseguendo gli studi all’Università, fino alla laurea in lingue e letterature straniere. “Era il mio piano B – se la ride – perché così ho imparato bene l’inglese, che mi serviva”. Poi ha preso il volo all’inseguimento del suo sogno, che era anche concretezza: Londra, Los Angeles, Berlino per ricerche, master e tanta innovazione. E la lista degli artisti-clienti si allunga: Band of Skulls, Barnes Courtney, Future Sound of London, Steve Cradock, Animal House, Caper Parade, Wisteria Lodge. I ‘Tre Allegri Ragazzi Morti’, su tra i boschi del Lunghet, sono di casa, come lo è Bobby Solo, da tempo residente nell’Avianese. “Il paesaggio del Rest è entrato nel mondo. Durante le pause spedisco le immagini e molti colleghi invidiano il contesto ambientale in cui lavoro”. Così Enrico è anche influencer di un angolo da cartolina del Friuli.

Fonte: settimanale il Friuli
Il rifugio della musica

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